Integrazione Fasciale sugli addominali obliqui

Addominali obliqui

è il luogo privilegiato del vissuto emotivo, il luogo di trattenimento e protezione. Il lavoro deve essere dolce.

La cresta iliaca è una zona di frequente restrizione fasciale, le restrizioni possono essere causate dai vestiti o dal tessuto adiposo. Si crea un accumulo di fascia e di tessuto adiposo, per questo può essere necessario trattare la zona diverse volte ed in trattamenti diverse.

Gli obliqui non si trovano sullo stesso piano fasciale, ma agiscono sulla stessa linea della cresta illiaca e del tensore fascia lata.

Trattamento

Il riscaldamento energetico è di fondamentale importanza durante ogni trattamento fasciale, pertanto l’operatore scalderà gli obliqui portando il respiro in quiete, carica e scarica nella zona da trattare. Poi la manipolazione delle fasce ha inizio: l’operatore ripulisce la cresta iliaca a lisca di pesce. Con la punta delle dita lavora prima sull’arco esterno della cresta iliaca (che è l’inserzione dell’obliquo esterno), e sul bordo superiore (che è l’inserzione dell’obliquo interno) poi sull’arco interno (che è l’inserzione del trasverso).

La pulizia della cresta iliaca con un tilt anteriore delle pelvi può essere fatto con l’ulna quando l’operatore si siede dietro al partner e invita la fascia a scivolare lungo il bordo da davanti a dietro, posteriormente fino all’inserzione con il sacro. Si possono usare punti fissi lungo questo percorso.

L’intensione nel lavoro sugli obliqui è quella di creare spazio tra l’anca e le coste. Non si vuole spingere verso il basso o verso la colonna.

Integrazione Fasciale sul quadricipite femorale

Quadricipite femorale

Si estende dal tendine sub patellare lungo il retto femorale fino alle SIAS. Il retto femorale si origina nella spina iliaca anteriore inferiore. È formato da quattro capi che si uniscono in un tendine saldo che passa nella faccia anteriore della patella fino alla tuberosità tibiale dove si saldano. La loro azione è quella di estendere la gamba sulla coscia e flettere la coscia sul bacino grazie al capo retto del femore. Portano inoltre il bacino in antiversione.

È una zona muscolare ricca di recettori, quindi piena di memorie. Non essendoci nessun altro muscolo che sale per connessione diretta, occorre vedere l’interazione solo a livello meccanico con il retto addominale. C’è la connessione retto femorale e muscolo iliaco, ma va in profondità quindi è nella LSF profonda.

La connessione meccanica giunge a più di un anno di età quando si saldano i muscoli pubici, ogni millimetro che il retto femorale si tende corrisponde a ogni millimetro che il retto addominale si tende, per compensazione. Se sono entrambe tesi si avranno problemi alle ginocchia e al torace. Questo muscolo va lavorato in concomitanza con la LSP lavorando sul compartimento femorale posteriore per risolvere ad esempio il tilt delle pelvi.

Trattamento

Il riscaldamento energetico è di fondamentale importanza durante ogni trattamento fasciale, pertanto l’operatore scalderà il quadricipite femorale portando il respiro in quiete, carica e scarica nella zona da trattare. Poi la manipolazione delle fasce ha inizio: l’operatore parte 5 cm sopra il ginocchio con l’avambraccio trovando la giusta rotazione del polso. Procede verso la SIAI mentre il cliente solleva e abbassa il ginocchio senza inarcare la schiena. Questo permette al operatore e al cliente di sentire dove si sta lavorando. L’operatore può variare la manovra precedente per lavorare sul vasto mediale o laterale cambiando l’inclinazione dell’avambraccio come l’archetto di un violino. Predilige il trattamento della parte che sente più tonica e tesa.

Per liberare la tensione all’inserzione del retto femorale preme il gomito staticamente sul retto nello spazio tra il sartorio e il tensore fascia lata mentre il cliente allunga il tallone come se volesse uscire dal lettino. In una variante il cliente piega la gamba e appoggia la pianta del piede al suolo. Con le dita o le mani l’operatore procede dal ginocchio verso le SIAI per liberare l’attaccatura del retto femorale nella patella.

Integrazione Fasciale sullo scalpo

Scalpo

Lo scalpo è la riunione delle energie. Si collega ai muscoli sub occipitali del collo e insieme a loro media la nostra risposta di orientamento al pericolo. Il collo si tende in risposta agli stress. I dolori alla testa spesso sono legati alle dinamiche cervicali. Nel buddismo tibetano questa è la sede dell’ego, il chackra della gola, connesso ai modi di gestire gli spazi e i confini.

Quando la percezione dello spazio presente è ristretta la zona del collo si contrae. La zona cervicale subisce restrizioni in reazione alla sopraffazione, nell’intenzione di proteggerci o quando tentiamo di tenere le cose insieme. La zona cervicale rispecchia dinamiche distali della colonna che avvengono nella zona lombosacrale. Il modo in cui utilizziamo gli occhi e il collo per orientarci nello spazio determina lo schema tonico della muscolatura posteriore, la liberazione del collo può giovare alle scapole, le lombari e le anche. Occorre lavorare lo scalpo ed il collo con lentezza e in profondità sentendo i fusi della fascia.

Trattamento

Il riscaldamento energetico è di fondamentale importanza durante ogni trattamento fasciale, pertanto l’operatore scalderà la fascia dello scalpo portando il respiro in quiete, carica e scarica nella zona da trattare. Poi la manipolazione del tessuto connettivo ha inizio. Il cliente è In posizione supina e tiene la testa da un lato. L’operatore tratta con le dita il collo e tutti gli scaleni fino all’attaccatura dello scalpo, poi spreme con anche l’altra mano agendo su tutta la circonferenza del cranio. Infine dai pilastri del frontale scende lungo la fascia dello scalpo e usa la forza nei polpastrelli, molto lentamente. Le pressioni vanno eseguite lungo la fascia dello scalpo da davanti a dietro o dal centro verso l’esterno. Il cliente aiuta il movimento dell’operatore alzando ed abbassando le sopracciglia.

Integrazione Fasciale sullo sternocleidomastoideo

Sternocleidomastoideo

Lo sternocleidomastoideo ha origine nel margine superiore del manubrio sternale e margine superiore della clavicola e si inserisce nella faccia laterale del processo mastoideo. La sua azione flette la testa e la inclina dal proprio lato ruotandola dal lato opposto. Se si contrae da entrambe i lati flette la testa in avanti.

Se fa punto fisso sulla testa, eleva lo sterno fungendo da muscolo inspiratorio. Il lavoro sullo sternocleidomastoideo è molto indicato per i dolori cervicali. Porta avanti il collo ed è collegato all’azione dello psoas. Le tensioni della LSF si trasmettono ad Asterion il punto di incontro tra l’osso parietale, occipitale e temporale.

Trattamento

Il riscaldamento energetico è di fondamentale importanza durante ogni trattamento fasciale, pertanto l’operatore scalderà lo sternocleidomastoideo portando il respiro in quiete, carica e scarica nella zona da trattare. Poi la manipolazione del tessuto connettivo ha inizio: con il pugno l’operatore scivola sullo SCM senza comprimerlo. Il cliente ruota la testa nella direzione opposta e le mani dell’operatore scivolano accompagnando il collo. Occorre fare attenzione a ruotare la testa del cliente e non rotolarla. Si può mettere una mano sulla sommità del capo incoraggiando la manovra di rotazione del cliente. Bisogna avere la cura di trattare la fascia oltre il bordo della mastoide.

Integrazione Fasciale sui tendini della gamba

Tendini della gamba

I tendini della gamba hanno origine nella tuberosità ischiatica e si inseriscono nella testa della fibula e nella faccia mediale del condilo mediale della tibia. La loro azione è quella di flettere la gamba sulla coscia ruotandola medialmente e di estendere la coscia sul bacino.

I tendini della gamba agiscono generalmente insieme: il semitendinoso, il semimembranoso e il bicipite femorale. Quando viene compiuto invece un movimenti laterale del piede a ginocchio flesso si possono muovere indipendentemente. Ruotano quindi medialmente e lateralmente la parte inferiore della gamba si muovono indipendentemente. I dolori al ginocchio sono spesso causati da una rotazione della tibia al di sotto del femore. I tendini della gamba possono coinvolgere le torsioni del piede o delle pelvi.

Trattamento

Il riscaldamento energetico è di fondamentale importanza durante ogni trattamento fasciale, pertanto l’operatore scalderà i tendini della gamba portando il respiro in quiete, carica e scarica nella zona da trattare. Poi la manipolazione delle fasce ha inizio. Il ginocchio è flesso e il piede appoggiato allo sterno dell’operatore. Le dita si posizionano in modo da agganciare i tendini della gamba. Il cliente flette il piede sullo sterno mentre l’operatore allarga lo spazio dei due tendini con le dita e sale lentamente verso l’ischio.

Le dita entrano nello spazio tra un tendine e l’altro, l’operatore sente dove i tendini si uniscono e dondola avanti e indietro entrando in profondità e aiutando i tessuti a separarsi. Quando i muscoli si contraggono alternativamente sul lato dei polpastrelli e le unghie delle dita, allora si è nel punto giusto.

I tendini della gamba possono essere trattati anche col gomito dal ginocchio verso l’ischio, appoggio una mano sul tallone e chiedo al cliente di spingere ritmicamente il tallone verso l’alto.

L’operatore col gomito si ferma all’origine dei tendini della gamba nell’ischio e preme profondamente verso il basso, si può usare la punta del gomito o le dita di una mano sovrapposte all’altra per creare maggiore stabilità.

Integrazione Fasciale sul tibiale anteriore

Tibiale anteriore

Il tibiale anteriore ha origine nel condilo laterale e nella faccia laterale della tibia e si inserisce nella parte plantare del cuneiforme e nel primo osso metatarsale. La sua azione è quella di estendere dorsalmente il piede e provocare una supinazione per torsione esterna e per innalzamento del margine mediale del piede.

Se tira verso il piede avvicina la faccia anteriore della gamba al dorso del piede. Nel trattamento dobbiamo fare attenzione a non urtare troppo la tibia che può fare male in quanto periostio sensibile. È importante anche il lavoro sul retinacolo, se il retinacolo è sciolto si scioglie anche in parte il compartimento crurale. La caviglia inoltre è un punto fondamentale in cui passa l’energia del corpo. Questa parte rimane spesso bloccata. Lavorando in quest’area si ripristina invece il flusso fino al piede. È importantissimo questo lavoro per favorire il grounding. Si possono lavorare indirettamente anche gli interossei plantari.

Trattamento

Il riscaldamento energetico è di fondamentale importanza durante ogni trattamento della fascia, pertanto l’operatore scalderà il tibiale anteriore e il compartimento crurale anteriore portando il respiro in quiete, carica e scarica nella zona da trattare. Poi la manipolazione del connettivo ha inizio: il cliente ruota il piede medialmente in modo da esporre il tibiale anteriore mentre l’operatore lavora con il pugno dalla caviglia verso i condili della tibia. Il cliente durante la manovra flette ed estende il piede.

In una variante il cliente ruota il piede medialmente in modo da esporre il tibiale anteriore mentre l’operatore appoggia tutto il peso al centro della tibia con le nocche. Il cliente durante la manovra flette ed estende il piede.

In una ulteriore variante il cliente ruota il piede medialmente in modo da esporre il tibiale anteriore mentre l’operatore lavora con il gomito verso i condili della tibia. Durante la manovra il cliente flette ed estende il piede.

Integrazione Fasciale sull’erettore della spina

Erettore della spina

Il tono dell’erettore della spina può modificarsi a causa di traumi, dinamiche emotive ed alterazioni nella funzione degli organi interni. Riflesso tra organi interni ed erettore della spina può essere viscero-somatico e somato-viscerale. Il trattamento dell’erettore può essere utile nel momento in cui si vuole integrare i tessuti dopo una sessione completa di Integrazione Fasciale oppure dopo un lavoro svolto su un particolare segmento della colonna vertebrale.

È composto dall’ileo costale, dal costale dei lombi, del torace e del collo, dal lunghissimo del torace, del collo e dallo spinale del torace del collo e della testa.

Trattamento

Il riscaldamento energetico è di fondamentale importanza durante ogni trattamento fasciale, pertanto l’operatore scalderà l’erettore della spina portando il respiro in quiete, carica e scarica nella zona da trattare. Poi la manipolazione delle fasce ha inizio. L’operatore si porta con le nocche e le falangi lungo tutto l’erettore della spina in maniera lineare dall’alto verso il basso, calibra il suo peso mentre il cliente si piega in avanti con la testa. Poi lo fa risalire. In questa fase le vertebre cervicali sono le ultime ad allinearsi insieme alle altre che si sovrappongono una dopo l’altra.

Con il gomito l’operatore può insistere sui punti recalcitranti chiedendo al cliente di ruotare la testa per allungare tratto contratto.